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La Redazione La Redazione - 15 ottobre 2012

L’Enasarco deve confluire nell’INPS

La Categoria chiede che i sindacati escano dal cda per limitarsi - senza compensi - alla vigilanza

Nelle more del passaggio, opportuna una drastica riduzione dei compensi del cda e degli organi dirigenti.

Il Referendum da noi promosso sul futuro dell’Enasarco – a seguito dell’aumento da 65 a 67 anni della pensione della Categoria – ha avuto un esito schiacciante: il 95% dei votanti (diverse diecine di migliaia) si è dichiarato concorde con la proposta caldeggiata dalla nostra associazione di far confluire l’Enasarco nell’Inps per evitare quegli aumenti dei contributi da versare e dell’anzianità contributiva che sono diventati negli ultimi anni una costante insopportabile per la Categoria.

A seguito di questo plebiscito, Federagenti ha chiesto ai Ministeri competenti di sospendere la vendita degli immobili e far confluire l’Enasarco nell’Inps in una gestione separata (chiaramente con la salvaguardia dei diritti acquisiti) prevedendo un  cda composto da 3 managers (di comprovata professionalità e competenza) tutti vincolati in via esclusiva alla loro funzione (senza doppi o tripli incarichi) ed un Consiglio di vigilanza (senza stipendio e senza gettoni di presenza) espressione diretta della Categoria.

 Tale soluzione – oltre ad una evidente cura dimagrante delle ingenti spese della Governance – avrebbe il pregio di sanare l’evidente iniquità di non avere una prestazione pensionistica se non al raggiungimento dei requisiti richiesti attraverso il sistema delle Quote (a regime Quota 90), quando l’Inps riconosce un trattamento con 5 anni di versamenti; nonché l’anomalia di avere – unici in Italia – un Ente di previdenza senza un consiglio di delegati e conseguentemente a non avere né un meccanismo di elezione diretta del cda da parte degli iscritti né tantomeno un controllo sulla gestione da parte degli stessi. Tutti gli altri enti, anche quelli con un numero di iscritti significativamente minore, hanno avvertito la necessità di dotarsi di una assemblea di delegati (democraticamente eletti) con l’evidente fine di garantire partecipazione e trasparenza, evitando così il rischio di un cda autoreferenziale e sottratto al giudizio della categoria.

Nelle more di questo passaggio, necessario per la salvaguardia della pensione degli agenti e rappresentanti di commercio, abbiamo richiesto una immediata riduzione degli emolumenti del cda e  del Collegio sindacale, del Direttore generale (che tanto per dire, nel 2009 sono stati pari a circa 284.000 € solo per lui) e degli organi dirigenti Enasarco, chiedendo che siano allineati alla media di quelli degli altri enti di previdenza privatizzati se non ridotti ulteriormente. A tal proposito è doveroso ricordare come i costi della Governance dell’Ente  (18 membri, tra cda e collegio dei sindaci) nell’ultimo triennio hanno avuto il seguente andamento:

-           anno 2009: 1.463.436 €;

-           anno 2010: 1.471.663 €;

-           anno 2011: 1.334.272€  con questa diminuzione ascrivibile al minor numero di sedute effettuate nell’ultimo anno, come specificato nel Bilancio 2011

Se è vero come è vero che alcuni enti spendono in assoluto molto di più rispetto a Enasarco per i compensi dei propri amministratori, lo è altrettanto che in tale voce  vengono ricompresi anche i compensi dei delegati (trattasi in molti casi di centinaia di persone), che – come accennato sopra – non sono previsti in Enasarco. Volendo stilare una «classifica» degli emolumenti in termini relativi, ovverosia considerando la consistenza numerica degli organi,  gli amministratori Enasarco  risulterebbero di gran lunga quelli più pagati, con circa 75/80 mila euro a testa (anche se il Presidente percepisce molto di più rispetto ad es. ai componenti del collegio sindacale) quando mediamente il compenso per ciascuno dei membri delle altre casse ammonterebbe a circa 15/20 mila euro nel triennio 2009-2011. Una differenza abissale e questo nonostante l’allora commissario straordinario dell’ente Pollastrini abbia già ridotto nel 2007 i compensi del presidente (del 50%), dei due vicepresidenti (del 40%)  e degli altri membri del cda Enasarco (del 10%)  considerandoli evidentemente troppo alti.

Abbiamo inoltre richiesto che gli eventuali compensi derivanti dalla partecipazione in rappresentanza di Enasarco in altri enti, istituzioni, banche ecc. per il futuro confluiscano nelle casse dell’ente e non siano appannaggio dei membri del cda o del direttore generale, ritenendo che tale attività sia ampiamente ricompensata dalle somme di cui sopra.

In definitiva, una “spending review” dell’ente, improcrastinabile vista la situazione ed i continui sacrifici richiesti agli iscritti, che non può limitarsi alla autodecurtazione del 5% che si sono applicati i membri del cda Enasarco e che si commenta da sé.