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I NUOVI ACCORDI ECONOMICI COLLETTIVI PER GLI AGENTI E RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO FEDERAGENTI/CIDEC

Il 12 aprile 2013 FEDERAGENTI insieme a CISAL in rappresentanza della categoria e CIDEC, ANPIT, CONFAZIENDA, CONFAZIENDA COMMERCIO, FEDIMPRESE, UNICA in rappresentanza delle aziende hanno firmato i nuovi accordi economici collettivi del settore validi per il periodo 1° maggio 2013 – 30 aprile 2016.

Le parti datoriali firmatarie rappresentano, tutte, piccole e medie imprese, che, come è noto, non solo rappresentano la grande maggioranza del nostro tessuto economico, produttivo, ma anche e soprattutto, subiscono l’attuale stato di crisi, con conseguenze simili (difficoltà di accesso al credito, difficoltà a trovare nuovi sbocchi di mercato) a quelle che stanno incontrando gli agenti. Anche per questo motivo i nuovi Accordi hanno tenuto conto del perdurante momento di recessione e stagnazione economica che attraversa il paese e del momento di difficoltà del sistema produttivo cercando di mediare tra le esigenze delle parti.

Si è quindi mirato a trovare soluzioni di compromesso che rappresentassero un adeguato bilanciamento tra l’interesse delle aziende mandanti e la tutela degli interessi degli agenti e dei rappresentanti di commercio.

Vediamo quindi le principali novità introdotte con i nuovi accordi.

La prima novità riguarda le modifiche di zona, prodotti, clientela e provvigioni. Come tutti ben sanno la previsione pattizia prevista dal precedente AEC era di gran lunga la più favorevole fra quelle in vigore. La mandante poteva utilizzare l’istituto della modifica unilaterale del contratto una sola volta nel corso del rapporto. Se la variazione apportata comportava un decremento del contenuto economico del contratto superiore al 10%, questa veniva considerata come riduzione di rilevante entità ed era salva la facoltà dell’agente di non accettarla: in tale ipotesi il contratto si intendeva quindi risolto su iniziativa della casa mandante con diritto dell’agente alle indennità di fine rapporto.

Nella nuova formulazione viene tenuto fermo il limite percentuale del 10% per l’individuazione della riduzione di rilevante entità, ma viene consentito all’azienda di procedere a più variazioni nel corso del rapporto. La Federagenti ha comunque ottenuto che le variazioni effettuate nei 24 mesi debbano intendersi come unica variazione e quindi, di fatto, la variazione massima che l’azienda apporterà difficilmente supererà la soglia del 10% nell’arco del biennio, evitando così di fatto che tale strumento possa essere utilizzato per svuotare di contenuto economico il contratto di agenzia concluso inter partes (è il caso di ricordare che gli altri AEC considerano riduzione di rilevante entità quella superiore al 20% e considerano come unica le riduzioni effettuate nell’arco di 12 o 18 mesi).

Tale soluzione è stata introdotta nell’ottica di garantire con una maggiore flessibilità del rapporto che si traduca anche in una salvaguardia dello stesso, consentendo alle parti di rimodulare il contratto in base alla concreta realtà del mercato.

La seconda novità riguarda sicuramente il regime delle indennità di fine rapporto. Come è noto i precedenti accordi sul punto prevedevano che, all’atto della cessazione del rapporto, ricorrendo i requisiti previsti dall’art. 1751 codice civile (aumento clientela o sensibile sviluppo degli affari con i clienti esistenti tradotti in perduranti vantaggi per il preponente) l’agente avesse diritto alla cd. indennità Europea, pari nel massimo alla media annua delle provvigioni percepite negli ultimi 5 anni. Non ricorrendo i presupposti spettavano comunque all’agente il Firr e l’indennità suppletiva di clientela.

La corresponsione dell’indennità europea è sempre stata al centro di aspri contrasti tra agenti e mandanti e fonte di un esteso contenzioso giudiziale che però non ha mai dato vita ad una giurisprudenza univoca e dominante sul punto tanto che a decenni di distanza non è mai possibile prevedere l’esito di un giudizio sul punto.

A ciò si aggiunga il lunghissimo periodo di crisi e di contrazione dei mercati che, di fatto, ha accantonato le dispute di natura giuridica sull’istituto dell’indennità europea, in quanto sono sempre più rari i casi di agenti che, nell’attuale realtà economica, possono vantare il possesso dei requisiti richiesti dalla normativa civilistica.

La storia della Federagenti è nota a tutti e la battaglia che abbiamo sempre portato avanti per il riconoscimento dell’indennità europea è testimoniata da anni di contrasti, anche duri non solo con le associazioni rappresentanti le ditte mandanti, ma anche con altre associazioni sindacali di categoria. La realtà economica di questi ultimi dieci anni e le previsioni per il breve e medio periodo dei mercati nazionali ed europei, hanno imposto ed impongono però di trovare nuove strade che assicurino all’agente, all’atto dell’interruzione del rapporto, di ottenere il miglior trattamento economico possibile.

E’ parso quindi alle parti che questo fosse, anche storicamente, il momento adatto per un profondo ripensamento del regime indennitario rispetto a quello previsto nei precedenti AEC.

Nel nuovo accordo è stata quindi contemplata, accanto a Firr e Suppletiva una terza voce indennitaria cd. meritocratica.

Il tratto assolutamente peculiare di tale voce indennitaria, rispetto alle altre simili contemplate dagli altri AEC, è che la stessa risulta dovuta non solo nei casi in cui l’agente abbia incrementato il fatturato o la clientela aziendale, ma anche nel caso in cui l’abbia conservato immutato. Tale principio è risultato alle parti sottoscrittrici assolutamente corretto, in considerazione della realtà di mercato e della continua e perdurante discesa di tutti gli indicatori di consumo e di spesa che riguarda tutti i settori merceologici. Nessuno può dubitare che, a fronte di una continua contrazione del pil, anche la semplice conservazione del fatturato rappresenti un segnale positivo ed in controtendenza rispetto al quadro generale, meritevole di apprezzamento e riconoscimento economico. I criteri di determinazione dell’indennità (previsti nell’art. 12) sono stati pensati tenendo conto della durata del rapporto e dei risultati finali conseguiti, quindi vi è ovviamente differenza tra quanto spettante a seguito di un piccolo incremento raggiunto in svariati anni di rapporto e lo stesso incremento raggiunto in uno o due anni. In assoluto comunque la nuova voce indennitaria è stata concepita nell’ottica di assicurare, in questo difficile momento, alla platea più vasta possibile di agenti un’ulteriore somma su cui poter contare all’atto della cessazione del rapporto.

Poiché il calcolo dell’indennità meritocratica è sempre stato fonte di dubbi e perplessità, le parti hanno convenuto sulla necessità che il procedimento fosse esposto nella maniera più lineare possibile con il ricorso oltre che alle usuali tabelle anche alla formula matematica da applicare.

Particolare attenzione è stata posta dalle parti sulla necessità, ai fini di una corretta individuazione del tasso di incremento, di effettuare nella comparazione dei fatturati iniziali e finali, le corrette operazioni di omogeneizzazione, al fine di evitare che le modifiche intervenute nel corso del rapporto possano falsare il dato finale. Nel calcolo dell’indennità meritocratica si dovrà quindi non solo tener conto dei coefficienti di rivalutazione Istat, ma anche delle variazioni eventualmente intervenute in ordine a provvigioni, zona, prodotti e clientela.

Il “Chiarimento a Verbale” dell’art. 12 indica, per esempio, come procedere per omogeneizzare dati laddove non sia possibile risalire alla consistenza che la variazione apportata nel corso del rapporto, aveva in relazione al fatturato iniziale.

Prima di passare ad altro, in tema di indennità di fine rapporto è opportuno evidenziare che è rimasta immutata la previsione della debenza dell’indennità suppletiva (ed ora anche dell’indennità meritocratica) in caso di risoluzione consensuale del rapporto.

Venendo alle altre novità, in relazione ai diritti e doveri delle parti sono stati meglio specificati gli obblighi di informativa ricadenti sul Preponente con particolare attenzione alle informazioni relative allo “stato di salute” aziendale. Dalla esperienza quotidiana è infatti emerso che sempre più spesso le preponenti tacciono su situazioni di difficoltà economiche e produttive che poi si riverberano negativamente ed inevitabilmente sull’operato dell’agente.

Altra previsione importante è quella relativa all’obbligo per l’azienda preponente di svolgere nei confronti dei propri agenti monomandatari una periodica attività di formazione ed aggiornamento professionale. È infatti indubbio che per tali tipologie di agenti è fortemente sentita l’esigenza di una maggiore e più approfondita conoscenza della realtà aziendale, dei processi produttivi e dei progressi tecnico-qualitativi del settore merceologico in cui operano.

Il nuovo AEC tiene poi conto della tendenza, in costante incremento da parte delle aziende mandanti di acquisire ordini tramite piattaforme di commercio elettroniche o call center centralizzati. Pur considerando tale fenomeno potenzialmente pericoloso ed erosivo di alcune prerogative degli agenti (si pensi agli agenti che per contratto possono vantare estese esclusive territoriali) si è comunque ritenuto preferibile mettere per iscritto una regolamentazione minima del fenomeno, soprattutto con riferimento all’aspetto economico. Salvo quindi diversi profili di legittimità dell’operato della preponente l’ultimo comma nel nuovo articolo 6 prevede per tali tipi di ordini il riconoscimento all’agente di una provvigione ridotta del 40% rispetto a quella contrattualmente pattuita.

È rimasta immutata la modalità di calcolo dell’indennità per il patto di non concorrenza, che continua ad essere modellata sull’indennità di mancato preavviso e risulta estremamente semplice e lineare nella sua determinazione.

Interessante è, infine, il richiamo operato alla possibilità, per coloro che applicheranno l’AEC di ricorrere attraverso il regime convenzionale a prestazioni previdenziali ed assistenziali di natura complementare. Per quanto è dato conoscere questo è il primo tentativo di estendere il sistema della bilateralità al di fuori del mondo del lavoro dipendente.